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Pubblicate le ricerche su Nora dello scienziato

francese Gli archeosub sulle tracce di Michel Cassien.

Pubblicate le ricerche su Nora dello scienziato francese Gli archeosub
sulle tracce
di Michel Cassien

Non era un archeologo, Michel Cassien. O meglio, non lo era da un punto di vista accademico. Quell'uomo barbuto, dal viso scavato dall'acqua, dal vento e dalla salsedine come fosse un navigante, un pescatore dei mari del nord, allora in Francia, all'Université Paris 6, insegnava fisica. Era la seconda metà degli anni Settanta e la Sardegna sarebbe diventata, presto, la sua nuova terra. Almeno per una manciata di anni. 
Dal 1978 al 1984, quando alla guida di un manipolo di volontari del Touring Club de France sbarcò a Nora per mettere in campo sei campagne di prospezioni e recuperi subacquei. Le fece, e restituì alla Sardegna, all'Italia, preziosissime conoscenze sulla città fondata dai fenici e poi diventata romana. 
Non era un archeologo, Cassien. Era uno scienziato a tutto tondo. Un ricercatore appassionato e capace che non si limitò a recuperare qualche anfora dal mare di Nora. Fece di più, consegnando alla cultura dettagliate relazioni, disegni, fotografie. Un lavoro rimasto fondamentalmente inedito che l'équipe di archeologi e ricercatori coordinati dal professor Jacopo Bonetto dell'Università di Padova (impegnata da oltre quindici anni a scavare a Nora), e la Soprintendenza archeologica di Cagliari, hanno ripreso in mano per un riesame dell'intera documentazione. Aggiornata, evidentemente, dalle nuove scoperte di questi anni e racchiuse in un volume, “Nora e il mare” edito da Padova University Press e curato direttamente da Bonetto.
«Durante l'estate del 1977 il soprintendente Ferruccio Barreca mi affidò lo scavo delle Terme a mare di Nora. Lo scavo richiamò l'attenzione di alcune persone che gravitavano nella zona di Pula. Fra queste Sebastiano Piano, appassionato sia di archeologia che di ricerca e nuoto subacqueo il quale, proprio per questa sua passione, aveva stretto amicizia con Michel Cassien. Nei primi mesi del 1978, Barreca mi presentò nel suo ufficio Cassien, introducendolo come uno studioso francese di archeologia subacquea che durante l'estate avrebbe operato ricognizioni nel mare adiacente Nora, incaricandomi di favorirlo in ogni modo». Così i ricordi dell'archeologo Carlo Tronchetti, che di lì a poco dovrà spostarsi nel Sinis per lo scavo di Monte Prama. «In effetti Cassien non era un archeologo ma aveva svolto ricerche con archeologi francesi che aveva garantito per lui», scrive Tronchetti nella sua introduzione su “Nora e il mare”. Un titolo secco, immediato, puntualizzato e definito «bello» dal soprintendente Marco Edoardo Minoja, perché capace di «visualizzare tutto». La terra e l'acqua. «Perché Nora è il mare, e la città neppure si concepisce al di fuori di quella stretta relazione». Michel Cassien, insomma, a Pula ha lasciato il segno. I suoi rinvenimenti sono stati raccolti nel libro di Bonetto, «singolarmente riposizionati - spiegano l'archeologo padovano Arturo Zara e il ricercatore del Dipartimento di Storia di Sassari Emanuele Madrigali - in una embrionale carta archeologica del mare di Nora». 
Non furono certo pochi e rari, i reperti riportati in superficie da Cassien e compagni. Dall'area antistante l'isolotto del Coltellazzo vennero ripescate 300 manufatti tra contenitori da trasporto e ceramiche da mensa in ottimo stato di conservazione. Un vero giacimento della storia, a cominciare dalle anfore di epoca fenicia e punica utilizzate per trasportare alimenti, carni macellate, molto simili a quelle recuperate nella laguna di Santa Gilla, nello stagno di Santa Giusta e nel porto di Olbia.
Durante la lunga campagna d'indagine subacquea vennero recuperate 16 anfore. All'interno, resti di bovini e ovi-caprini (le due specie animali più rappresentate con una percentuale che sfiora il 90 per cento) e anche ossi scoperti dagli archeosub nei fondali sottoposti ad indagine. Reperti che in molti casi vennero trovati insieme a «una consistente quantità di vinaccioli», ricorda Francois Poplin, lo scienziato del Museo nazionale di storia naturale di Parigi per per primo esaminò il materiale estratto dalle anfore di Nora. 
Tra i reperti, anche carni di zebù, un bovide tipico dell'Africa. Un nuovo, importante indizio che contribuiva a svelare l'attività dei Punici sulla macellazione e le loro tecniche di conservazione e trasporto dell'alimento-carne.
A Nora, sin dal 1990, sono tornati gli archeologi. Gli studiosi di Padova, di Viterbo, Milano e Genova. E dal 2013 anche dell'Ateneo di Cagliari. Scavi sulla terraferma a cui si sono aggiunte le prospezioni subacquee della Soprintendenza volute da Marco Edoardo Minoja e guidate dall'archeosub Ignazio Sanna. Capo Pula, Agumu, la grande baia che con le sue spiagge, i “due mari”, accolsero millenni orsono i popoli d'oltre mare. Quelle genti, quei marinai che così Eumeo descrisse a Odisseo: “ Un giorno Fenici vennero, navigatori famosi, furfanti, cianfrusaglie infinite sulla nave nera portando ”. 
A Nora, poi, arrivarono i Punici. Sbarcarono i Romani.
Ebbene, trent'anni dopo Cassien, gli archeologi hanno rimesso la testa sott'acqua. Ignazio Sanna e Maurizia Canepa hanno un compito arduo: ripercorrere il “viaggio subacqueo” del francese ma anche fare di più, estendere le prospezioni e scoprire cosa ancora giace in questi fondali. Dalla battigia alle acque più profonde. Per tentare di recuperare la “memoria sommersa” che racconta di quei navigatori che fondarono Roma e che Nora poi colonizzarono.
Andrea Piras

 
Fonte:  http://www.unionesarda.it/sfogliatore/UNSAR%7cCA%7cCLT03%7c20150811/20150811
Data:  11 agosto 2015